Ma le IPA che oggi beviamo così volentieri, sono le stesse birre che si producevano intorno al 1830 dalle parti di Burton upon Trent nella contea dello Staffordshire?
Ovviamente no, lo sapevate già… ma cosa hanno in comune con quelle IPA delle origini?
E soprattutto… come si è arrivati alle IPA di oggi?
Le IPA del XIX secolo
Le IPA brassate duecento anni fa erano birre che potevano trascorrere anche un anno in cask di legno, immaginatevi quindi il risultato: l’abbondante luppolo (ma non così abbondante come oggi) fungeva da conservante, ma di certo non lasciava un gran aroma nel prodotto finito, che invece tendeva ad essere spesso brettato (contaminato da Brettanomyces, un lievito selvaggio).
Ciò che rimane ancor oggi di quelle birre è:
- la secchezza (allora le IPA erano più attenuate delle ale comuni)
- il grado alcolico (circa 6% vol.) mediamente più alto (anche se oggi, come vedremo, abbiamo IPA di tutte le gradazioni).
- la maggiore quantità di luppolo
- l’utilizzo della tecnica del dry hopping, seppur in una versione grezza
Le IPA arrivano negli USA
Il termine “India Pale Ale” viene usato da alcuni birrifici americani già a partire dai primi del 1900, prima del proibizionismo, come si può vedere nell’annuncio seguente (del 1903/1904) del birrificio Ballantine’s di Newark, New Jersey, ma stiamo parlando di birre che sono ancora fatte con lunghe maturazioni e non hanno nulla a che vedere con le IPA moderne, anzi vengono paragonate al vino.

1975-1983: finalmente le American IPA!
Dobbiamo aspettare circa il 1975 quando a San Francisco il birrificio Anchor Brewing produce per la prima volta la ormai celebre “Liberty Ale” che, seppure non porti l’acronimo IPA in etichetta, è dai più considerata la capostipite delle IPA come le conosciamo oggi.
Ma come, la madre di tutte le IPA moderne, che non si chiama nemmeno IPA?
Così è la storia! Forse proprio come agli inizi del 1800 in Inghilterra nacquero le IPA ma iniziarono a chiamarsi tali solo dopo una ventina d’anni, così a metà del 1970 nascono le American IPA, ma verranno chiamate così solo in seguito.
Insomma, prima nasce la birra, poi la codifica dello stile.
Se poi vogliamo trovare una secondogenita tra le American IPA, questa volta con esplicito riferimento al termine India Pale Ale, dobbiamo citare la Grant’s IPA, prodotta dal 1983 da Bert Grant per la sua Yakima Brewing and Malting Co.
Cosa accumunava queste due birre? Tra le altre cose, senza dubbio la presenza di una nuova, rivoluzionaria varietà di luppolo, messo in commercio per la prima volta nel 1972: il Cascade.
Ma questa è un’altra storia.
Ed oggi cosa succede?
Come sapete, oggi le American IPA si sono declinate in diversi sottostili, ciascuno con le proprie peculiarità e caratteristiche, ma tutti degni di nota e per i quali troverete qui un articolo dedicato.
Per il momento, se volete assaporare una delle migliori interpretazioni italiane di American IPA vi suggeriamo Orifiamma, con un mix di luppoli esplosivo, oppure Teypana, anch’essa decisamente significativa. Per una carrellata di tutte le nostre IPA vi rimandiamo alla pagina dedicata.
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