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Storia di una Bitter: Red Oast

Chi tra noi non ha mai vissuto quella sensazione così british di sorseggiare una bitter al bancone di un pub? Poche altre birre sanno essere così tremendamente familiari e rassicuranti.
Sappiamo che a partire dalla metà del 1700 iniziano in Inghilterra a diffondersi le pale ale, che presto diverranno le birre più consumate in bottiglia di vetro, grazie al loro aspetto e alle migliorate tecniche di confezionamento, che ne garantiscono fragranza e freschezza.
Di contro, le birre che invece venivano destinate principalmente alla spillatura al pub, allora ovviamente solo tramite handpump e da cask in legno, subivano l’inevitabile rischio di ossidazione, e conseguentemente, non sempre per decisioni razionali, ma spesso con un certo grado di casualità, furono gradualmente caratterizzate dall’utilizzo di malti leggermente più scuri, gradazione più bassa, e maggior utilizzo di luppolo in rapporto al corpo: ecco nate le Bitter.

Quando l’amaro non è più amaro

Oggi quando qualcuno ci chiede in birrificio una birra poco amara ci viene naturale proporre Red Oast, la nostra best bitter. Ma come? Se si chiama bitter vorrà dire che è amara!
Questo è il classico esempio di come l’amaro sia una percezione relativa: le bitter iniziarono a chiamarsi così proprio perché erano più amare delle pale ale, e per distinguerle da queste. Ma oggi? Se guardiamo alle nostre birre di ispirazione britannica, sicuramente la caratteristica amaricante distintiva rimane, ma se paragoniamo Red Oast alle altre nostre birre luppolate ecco che Red Oast è la meno amara di tutte.

Ingredienti inglesi, questione di identità

Non è per esterofilia o per eccesso di zelo che utilizziamo in Red Oast solo materie prime inglesi, ma semplicemente perché vogliamo partire dal massimo della qualità e far sì che chi beva una pinta di Red Oast possa immergersi veramente in quell’atmosfera così unica, sincera e speciale.
Il malto scelto è Maris Otter, una varietà tradizionale inglese, rinomata per il suo corpo pieno, il colore dorato e la nota biscottata. Con la sua dolcezza equilibrata e le leggere sfumature tostate dona a Red Oast una struttura maltata robusta ma armoniosa.
Che dire poi del luppolo? East Kent Golding è forse la varietà inglese più storica e più nobile.
Sentori delicatamente speziati, legnosi e agrumati, insieme a sfumature vanigliate, si intrecciano con le note fruttate del lievito Windsor, il cui nome la dice lunga sulle sue origini rigorosamente british.

Oasts: essiccatoi per il luppolo

Ma la ricetta non è una lista della spesa: tecnica, estro e interpretazione

Non bisogna però fare l’errore di pensare che Red Oast (ma è così per ogni birra) sia solo il risultato di una sommatoria di ottimi ingredienti. Per costruire una birra bisogna conoscere le tecniche produttive più adeguate, saperle applicare, e soprattutto avere la capacità e lo spirito interpretativo per dare una identità alla propria creazione; il birraio fa la differenza: sfumature nel profilo aromatico, differenze nel corpo e nella secchezza, equilibrio tra le diverse componenti.
Red Oast non è una bitter qualsiasi, Red Oast è la bitter di Porta Bruciata.

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